Da qualche tempo mi sono stufato di prendere l’auto per andare a prendere il pane nell’unico supermercato che ha un pane buono nel raggio di una decina di km da casa mia, (per carità poi a ognuno piace un pane diverso e la mia è solo la mia opinione, ovviamente) così ho cominciato a sperimentare la panificazone casalinga.

Ho fatto pani di tutte le dimensioni, aromatici (con semi di finocchio, di sesamo, di lino, di aglio, di cumino), semplici, conditi, piccanti, con le noci, con le olive, con i peperoni, con la cipolla, con le patate, con l’uvetta, con le prugne e i fichi secchi, pani dolci e pani salati, alcuni erano buoni, altri meno.

Mi seccava però che per fare un pane da 7 o 8 etti, quel che ci serve in due per due giorni, dovessi accendere il forno e stare a controllarlo più o meno per oltre 3/4 d’ora. D’estate poi con il caldo la cosa era oltremodo seccante.

Così ho cominciato a sperimentare la cottura del pane nella pentola a pressione.

Per questo tipo di cottura sono  necessari:

– una pentola a pressione grande,

– uno “scodello”, mi sembra che la Lagostina lo chiamasse così, si tratta di un recipiente, il mio è in acciaio inox molto sottile, munito di coperchio, che entri nella pentola e che abbia qualcosa per estrarlo, il mio ha due fili d’acciaio,

– un “distanziatore” (si tratta di un piccolo attrezzo che vendono, ma che si può fare semplicemente con un filo d’acciaio abbastanza spesso da sostenere il peso dello scodello, piegato a fare un triangolo, più o meno, con i vertici ripiegati) serve a tenere lo “scodello” sollevato dal fondo della pentola a pressione in modo che lo scodello sia scaldato solo dall’acqua e non direttamente per conduzione dal fondo della pentola è possibile sostituirlo anche con quei “riduttori” che si mettono sul fornello per appoggiarci la caffettiera, in ogni caso qualcosa per fare in modo che lo “scodello” non appoggi sul fondo della pentola è fondamentale.

Fare il pane utilizzando questi strumenti è molto semplice:

– si prepara l’impasto come d’abitudine, tenendo presente che, cuocendo al chiuso con atmosfera di vapore, necessita di meno acqua,

– quando l’impasto è lievitato, si unge lo scodello, per usare poco olio e ungerlo tutto bene è consigliabile scaldarlo un poco, così l’olio scorre meglio,

– nella pentola a pressione si mettono circa tre dita d’acqua e il distanziatore e si accende il fuoco,

– si mette l’impasto nello scodello unto, se è consistente lo si stende in modo che abbia uno spessore omogeneo,

– si copre lo scodello e si chiude la pentola a pressione,

– appena arriva a fischiare si mette il fuoco al minimo che mantenga un leggero sibilo e si lascia cuocere, io di solito, a seconda della quantità dell’impasto, lascio cuocere tra un’ora e mezzo e un’ora e tre quarti.

Il pane che uscirà avrà una superfice umida, lo si lasci asciugare ad es. su un ripiano del forno spento, volendo la crosta si potrà accendere qualche minuto il grill, ma tenendolo costantemente sott’occhio, altrimenti in un attimo lo potreste veder bruciare.

Tenete presente che il pane di questo tipo difficilmente sarà soffice, somiglierà più a quei pani di segale o integrali, però mentre cuoce potrete occuparvi d’altro senza preoccuparvi che niente bruci.

Un vantaggio di questo pane è la sua forma perfettamente cilindrica che vi permette di farne fette tonde che, ai bambini, potrete, condendole  con pomodoro e formaggio e una grigliatina, far passare per pizze, sane ed economiche, oppure farne bruschette da tagliare a spicchi per accompagnare gli aperitivi.

Io amo molto fare un impasto abbastanza morbido di farina di grano tenero, con poca farina di segale, semi di lino, di finocchio e di cumino, una punta di curry e un poco di sale e di zucchero, oltre ovviamente al lievito, dopo il primo giorno lo mangio a fette dopo averlo brevemente scaldato in padella, torna come appena sfornato, a volte fatico a trattenermi dal continuare a mangiarlo anche dopo la frutta.

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